Il cambiamento climatico:
4 barriere psicologiche

#MakeYourPlanetGreener

Perchè le persone sanno del cambiamento climatico in atto ma continuano a comportarsi come se nulla fosse

Il cambiamento climatico: 4 barriere psicologiche

#MakeYourPlanetGreener

Perchè le persone sanno del cambiamento climatico in atto ma continuano a comportarsi come se nulla fosse

In questo terzo articolo firmato MYG, vogliamo raccontarvi perchè, spesso, le tematiche legate al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale (in gergo anglosassone poliglotta global warming/climate change) sono spesso sentite come noiose o chiacchiere inutili. E soprattutto perchè, anche dopo aver letto articoli e report, sentito scienziati e personaggi famosi che raccontano delle conseguenze disastrose che si avranno a causa dell’innalzamento delle temperature e dei livelli dei mari… Le persone continuano a fare come han sempre fatto, a comprare plastica su plastica, a non fare la raccolta differenziata e ad inquinare tranquillamente anche quando potrebbero evitarlo.

Ecco qui per te, caro lettore annoiato, una guida veloce alle barriere psicologiche che ci poniamo per limitare la nostra azione nei confronti del climate change. Siamo sicuri che vi riconoscerete in almeno un caso. Se invece ci sbagliamo… scriveteci che andiamo a piantare un albero insieme! 

cambiamento climatico
Instagram: @daniel_shipp

Ovviamente, questa teoria non ce le siamo inventata. E’ uno studio effettuato da Magda Osman, professoressa di psicologia sperimentale presso la Queen Mary University of London. Un consiglio spassionato di MYG è infatti quello di verificare sempre la fonte delle informazioni che leggete. Sappiamo che è come dire che il cavallo bianco di Napoleone è bianco, però insomma… repetita iuvant e il cavallo rimane bianco.

1) Low sense of self efficacy

La prima ragione in inglese,  low sense of self efficacy, è una sottostima sull’efficacia delle proprie azioni. E’ la sensazione che ci prende quando il nostro cervello pensa che il cambiamento climatico sia un problema troppo grande per noi piccoli mortali. I nostri neuroni pensano:  “chi sono io per risolvere questa minaccia che sta per distruggere Venezia, sta per inondare New York e sta facendo morire tutti gli orsi polari?
Il pensiero che segue immediatamente è: “Non faccio niente perchè anche quel poco che potrei fare non contribuirà a risolvere la situazione nel lungo periodo. Non cambia nulla e quindi… non faccio nulla!”.

Bene, caro/a amico/a lettore/trice, se rientri in questa categoria sappi che… stai sbagliando. Te lo diciamo umilmente. Ma è così. Non odiarci, anche noi sbagliamo sempre! 

Passiamo alla seconda ragione

2) Desensitisation

In gergo anglosassone, il secondo motivo è descritto dal termine difficilissimo da pronunciare di desensitisation. In italiano è desensibilizzazione. Questo succede quando ci capita di pensare: “Che noia questi giornali, le persone, la tv, sempre a parlare di ‘sto cambiamento climatico. Non ne posso più di sentire parlare di questo problema, ho già i miei che sono tanti”.

Beh, se vi è capitato… non sentitevi soli. E’ un meccanismo molto comune. Più veniamo esposti a informazioni riguardanti un argomento, minore è l’impatto che queste informazioni hanno su di noi. Al primo video veniamo stupiti e ci preoccupiamo. Al centesimo, il nostro cervello si è più che abituato e non viene più mosso da alcuna reazione. E comincia un po’ a fregarsene.

Sappiamo che la saturazione di informazioni non è colpa né nostra, né vostra, né loro, né dell’Internet. Però di Terra ce n’è una e il tempo rimasto per cambiare le cose è poco. Quindi, sebbene sia razionalmente normale essere un pochino desensibilizzati… Ri-sensibilizziamoci insieme.

Terza ragione e penultima ragione

3) Discounting

Il discounting, cioè lignorare volontariamente la contemporaneità della gravità della situazione. In questa situazione, si nega che il problema riguardi il noi di adesso, il noi di oggi.

Ci diciamo “vabbeeeeeh, dai che sarà mai, massimo i miei pronipoti non potranno fare il bagno con i pesci, va bbbbeh chissenefrega tanto posso morire domani”. Tutto vero, però insomma… Diciamo che il discounting ha caratterizzato questi ultimi 30 anni. Ora il futuro di cui si parlava è l’adesso e i cambiamenti sono in atto e già visibili. Quindi amici, noi cominciamo ad agire. Se ci siete anche voi, meglio!

Ultima ragione (e un sorriso per chi è arrivato fin qui!)

4) Reactance

L’ultima ragione per cui certe persone non fanno nulla è il rifiuto. La reactance si configura quando un soggetto è tendenzialmente consapevole del problema ed altrettanto consapevolmente se ne frega delle conseguenze.

Tale reazione è comune a quella tipologia di persone che non sopporta che gli si dica cosa deve o non deve fare. Avete presente i bambini che venivano rimproverati dalle maestre per qualcosa e quindi, poi, reagivano al rimprovero facendo esattamente il contrario di quello che gli veniva detto? Ecco, la stessa identica cosa succede adesso, da adulti, nei confronti del cambiamento climatico. A noi piacciono i ribelli… però la natura un po’ di più.

La domanda che ci dobbiamo porre ora è… Come possiamo superare queste 4 reazioni molto comuni?

Facendo un primo piccolo passo. Va bene anche minuscolo, ma basta farlo.

Perchè ogni cambiamento inizia sempre da un piccolo passo.
Noi abbiamo già cominciato e voi?
Vi invitiamo a venire con noi, il viaggio sarà bellissimo. Parola di lupetto.


2 commenti su “Il cambiamento climatico: 4 barriere psicologiche”

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